Per cancellare province, regioni e comuni occorre il referendum popolare.

Riguardo l’accorpamento delle province e dei comuni, Venetie per l’Autogoverno, partito del popolo veneto, già nel 2012 ha inviato ai comuni a molte province d’Italia la formale richiesta che le rispettive comunità vengano consultate con referendum in quanto imposto dalla “Carta Europea del’autogoverno locale” del Consiglio d’Europa ratificato con LEGGE 30 DICEMBRE 1989, n. 439 e in base alla Costituzione Italiana.

Nello specifico l’articolo 5 della carta sull’autogoverno recita che “PER OGNI MODIFICA DEI LIMITI LOCALI TERRITORIALI, LE COLLETTIVITÀ LOCALI INTERESSATE, DOVRANNO ESSERE PRELIMINARMENTE CONSULTATE, EVENTUALMENTE MEDIANTE REFERENDUM, QUALORA CIÒ SIA CONSENTITO DALLA LEGGE.”, dunque il referendum è dovuto e deve essere svolto non solo nei territori accorpati ad altri, ma anche nei territori che si vorrebbe allargare le cui popolazioni possono non volere la “diluizione” degli enti.

Il partito ha sottolineato che la carta sull’autogoverno ha già innestato nel sistema italiano il federalismo anche fiscale fin dal 1989, ma gli amministratori locali non la conoscono, nemmeno i partiti che si dicono federalisti.

Oltre all’interessamento di molte province d’Italia,  il Comune di Limena (PD) nel novembre 2012 ha deliberato la richiesta al governo che si svolgesse un referendum consultivo come  previsto dalla Costituzione italiana al fine di determinare la volontà della popolazione di sopprimere le province. Da quel momento si è fatta sparire dal tavolo la cancellazione delle Province, e cira 6 mesi dopo la Corte Costituzionale ha sentenziato che la cancellazione come l’accorpamento delle province è incostituzionale.

Eppure tutti i i partiti del DuoPolio hanno perseguito e insistito nella cancellazione delle province, dimostrando che quelli al potere oggi non hanno la minima idea  di cosa sia la Costituzione. Anche il “grande tecnico” Monti, salvatore della patria, per poco non fa un colpo di stato stralciando la Costituzione.

Il partito ha dato così uno stop alla cancellazione delle province di Belluno e Rovigo, oltre che all’accorpamento dei comuni nella cosiddetta Area Metropolitana di Venezia,.oltre ad aver chiarito come sia illegale l’ingerenza del Governo Centrale in molti altri ambiti

Il rispetto della Carta è obbligatorio per l’art.10 della Costituzione italiana in quanto lo Stato l’ha ratificata. con legge.

Fra i vari impegni presi, la carta obbliga il Governo centrale a non imporre limiti di spesa ai comuni virtuosi in quanto l’autonoma di gestione deve essere garantita, fatti salvi gli obbiettivi minimi e il non eccesso di spesa in deficit.

Anche la soppressione degli ospedali minori da parte del governo non è ammessa, in quanto la sanità è una competenza assegnata alle regioni che vanno lasciate gestire autonomamente la delega entro i paletti di livelli essenziali garantiti.

Inoltre il partito ha sottolineato come sia illegale programmare nel bilancio del comune le multe come fossero una fonte di finanziamento.

Il Governo non rispetta la Carta Europea nemmeno dove impone che alle competenze assegnate ad un ente locale siano corrispondenti mezzi o finanziamenti sufficienti a svolgerli: lo stato centrale contribuisce solo per il 10% in molti comuni delle Venezie.

La Carta ( STCE n° : 122 ) del Consiglio d’Europa è per altro un potente strumento per i comuni che poteva essere usato per opporsi a molte delle pretese dello stato di intromettersi nella loro amministrazione anche con vincoli immotivati, come il vincolo di stabilità ai comuni virtuosi.

Il testo della legge e della lettera è disponibile nel sito del Partito.

Venetie per l’autogoverno, nato nel 2009, è l’unico partito “venetista” che persegue l’autogoverno del popolo veneto a norma di legge, e chiede il trasferimento delle funzioni a questo ente legalmente riconosciuto.

L’autogoverno e il bilinguismo delle Venezie, similmente al Sud Tirolo, sono dovuti da norme interne e internazionali, che lo stato non rispetta.

Purtroppo la politica italiana, con i casi di corruzione, non vuole assolutamente che i veneti possano ottenere i loro diritti dovuti per legge, il che pone in serio dubbio la legalità dello Stato sul territorio, uno stato che pur di far pagare di più ai veneti, sopprime la loro lingua, cancella la cultura, travolge la costituzione e le norme internazionali.

Il partito ha già fatto diversi ricorsi portandoli fino alla cassazione e sta attendendo risposte dalla UE e dal Consiglio d’Europa.
ponendo queste questioni.

La realizzabilità immediata del partito, in quanto dovute per legge, spiega perché il partito sia l’unico partito “venetista” censurato dai giornali del Veneto e d’Italia.

Il popolo veneto ha diritto e pretende i diritti del Sud Tirolo.

Questo è quello che impone la “Convenzione Quadro sulle minoranze nazionali” del Consiglio d’Europa, norma che la repubblica italiana ha recepito con la legge n.302 nel lontano 1997. In questa norma è previsto:
- il bilinguismo negli uffici pubblici
- tutte le scuole bilingue, ma anche scuole con prima lingua quella della minoranza

- cartellonistica stradale bilingue, televisioni e giornali dedicati alla lingua della minoranza
- posti riservati nell’ambito del sistema elettorale e nell’impiego pubblico che garantiscano la partecipazione
- gestione dell’immigrazione da parte della rappresentanza della minoranza e che non modifichi la percentuale etnica.

Il Popolo Veneto ha questi diritti perché riconosciuto dall’art. 2 legge costituzionale n.340/1971, e dalla risoluzione n.42/1998 della Regione Veneto che con la riforma costituzionale delle competenze ne è diventata fonte primaria. Tuttavia nella risoluzione del Veneto vi è l’errore logico e giuridico che la regione Veneto rappresenti il “popolo veneto”, cosa impossibile sia sul piano del diritto, sia sul piano storico dato che il popolo veneto è presente anche nella storica regione Friuli Venezia Giulia. Perfino il primo doge fu eletto a Grado .

La chiara consapevolezza che il popolo veneto non può essere rappresentato dalla regione veneto (cosa confermata dalla Corte Costituzionale nella sent.365/2007) o dello stato (in quanto il popolo veneto ha diritto di autogoverno), ha indotto Loris Palmerini a fondare nel 1999 l’autogoverno del popolo veneto, atto con il quale si creava la prima (e legalmente unica) rappresentanza autonoma del popolo veneto.

Dopo 10 anni alla presidenza del Tribunale, dal 2009 Loris Palmerini è stato eletto a rappresentante dell’Autogoverno dopo che il predecessore Quaglia fu espulso per sistematiche violazione dello statuto.

Già nel febbrio 2009 era nato anche il partito “Venetie per l’Autogoverno” unico partito venetista a riconoscere i diritti legali all’autogoverno dei veneti, diritto legale pieno e immediato senza necessità di referendum.

Venetie si è caratterizata per aver presentato nel dicembre 2009 una istanza all’allora presidente della regione Veneto, Galan, volta a far riconoscere i diritti dei veneti previsti dalla Convenzione Quadro, per poi portare la cosa nei tribunali vista la negazione dei diritti. Tutti i tribunali hanno respinto la richiesta, compresa la Cossazione che è stata bloccata dal farlo dall’allora ministro dell’Interno Maroni, ma che nonostante questo ha ritenuto di negare l’esistenza del popolo veneto e il valore della legge.

Il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea sono stati interessati a questi fatti e alla sistematica violazione dei diritti dell’uomo dei veneti, ma se da Strasburgo si attende una risposta, dal Bruxelle nel maggio 2012 è arrivata una risposta che nega l’esistenza di un riconoscimento legale dei veneti.

All’alba del 17 settembre 2012, Venetie per l’Autogoverno ha presentato ai rappresentanti dello Stato (Presidenza della Repubblica, presidenti di Camera e Sanato, presidente del Governo, membri della 1 commissione del senato) una nuova istanza, che oltre a rivendicare i diritti umani dei veneti sanciti dalla Convenzione Quadro ratificata con l.n.302/1997, pone in discussione la territoriolità italiana sul Lombardo-Veneto. Palmerini infatti ha dimostrato nel 2006, con propri studi che l’intero lombardo-veneto nel 1866 è stato annesso con la violazione del trattato di Vienna del 3 ottobre 1866, cioé fu una annessione nulla, e per altro, non a caso, lo stato l’ha annullata nel 2010. Questo problema della illegittima annessione era già stato posto nel 2006 al tribunale di Venezia, il quale ha risposto nel 2008 affermando il “difetto assoluto di giurisdizione” proprio sulla base degli studi di Palmerini, in qualche modo mettendo in discussione la legittima presenza dell’Italia nel territorio veneto.

Il Consiglio d’Europa da allora ha ricevuto diversi ricorsi, quello diretto da Quaglia è andato perso per mancate formalità, mentre ve ne sono altri pendenti già dal 2009 che dovrebbero arrivere presto a conclusione.

Venetie per l’Autogoverno, a differenza di altri partiti, non chiede allo Stato italiano di organizzare un referendum, ma di garantire l’autogoverno del territorio del popolo veneto, con il pieno bilinguismo, riconoscendo che lo Stato detiene solo temporaneamente il territorio.

Il percorso di Venetie porterà ad un grande territorio speciale dei veneti, autogovernati con proprie tasse e propria amministrazione bilingue, oppure ad un grande stato Lombardo-Veneto privo di debiti e di nuovo potenza economica d’Europa.

A detta del Segretario di Venetie, Palmerini, il percorso referendario non solo non è giuridicamente altro che una pia richiesta, ma al massimo potrebbe portare ad uno staterello minimale e pieno di debiti ereditati dall’Italia. Infatti sono molte le manovre per distaccare il Cadore, Belluno e forse pure le montagne Veronesi e Vicentine dal Veneto.

Un Veneto così ridotto, anche da indipendente, destinerebbe i veneti ad essere inservienti della disneyland veneziana oberati di tasse e debiti ancora più di adesso. E questo è certamente di interesse delle banche che detengono i mass media.

Il ricorso presentato da Venetie per l’Autogoverno è una svolta storica in quanto mette lo stato italiano di rispettare i diritti dei veneti oppure di esporsi alla censura internazionale e all’implicito diritto di indipendenza dei veneti.

Il ricorso è giuridicamente fondato secondo la complessa architettura costituzioanale ed internazionale come si è struttura nel 2009 con il nuovo tratatto di Lisbona, e fa leva sul meccanismo delle attribuzioni costituzionali, dei diritti umani, e della nuova adesione della Unione Europea al Consiglio d’Europa.

 

 

La battaglia per i diritti di minoranza: la Cassazione rifiuta il confronto

Venetie per l’autogoverno è il primo e unico movimento che ha chiesto il rispetto dei diritti del popolo veneto in termini di “minoranza nazionale”.  Esiste una legge, la n.302/1997 che nessun movimento veneto ha mai invocato, e che riconosce alle minoranze nazionali questi diritti:

-  diritto al bilinguismo (della lingua veneta !) in tutti i pubblici uffici
- riserva dei posti pubblici (da cui i veneti invece vengono sistematicamente estromessi per la preferenza data ai cittadini di regioni meridionali)
- diritto alle scuole bilingue e insegnamento della lingua veneta nelle scuole di lingua italiana
- cartellonistica stradale bilingue (veneto e italiano)
-  diritto a canali televisivi in lingua veneta, radio e giornali in lingua veneta
-
diritti elettorali speciali che garantiscano la partecipazione dei rappresentanti dei veneti nelle istituzioni.

La cosa incredibile è che la legge è del 1997, e nessun partito l’ha mai invocata, e perfino alcuni movimenti culturali hanno chiesto la tutela della lingua veneta quando era già dovuto per questa legge del Consiglio d’Europa.

Venetie ha iniziato nel 2010 una battaglia per il rispetto di questa legge chiedendo il rispetto della legge prima delle elezioni regionale, e poi  l’annullamento delle elezioni regionali del Veneto , effettuate  in violazione di questa legge internazionale con la totale censura nei media. Questa legge con il Trattato di Lisbona è diventata superiore alla Costituzione italiana e non puo’ essere violata se non violando i diritti umani dei veneti: razzismo e discriminazione.

Quattro candidati di Venetie hanno presentato a ben 8 corti diverse un ricorso volto ad ottenere il rispetto della legge vigente, perché il popolo veneto è riconosciuto sia dallo Stato che dalla Regione veneto. Di fronte alle oltre 150 pagine di motivazioni giuridiche che  evidenziavano i diritti dei veneti,  e rispondendo alle corti e alle loro false interpretazioni che li parificavano agli italiani ed ai residenti del Veneto (i Veneti sono invece anche in Friuli VENEZIA Giulia, da sempre e legalmente)  le corti  non hanno potuto fare altro che negare la  risposta sui precisi punti che obbligano le Istituzioni al rispetto del Bilinguismo e di quanto previsto dalla legge.

Le Corti hanno dapprima affermato che il popolo veneto altro non è che l’insieme dei  residenti nella regione veneto, e per questo NON HANNO DIRITTO AD ALCUNA AUTONOMIA  (figurarsi un referendum per l’indipendenza!) .

Ma tutto questo è stato fatto negando i fondamenti e il fatto che la Regione Veneto e lo Stato hanno con legge riconosciuto il popolo veneto e il suo diritto di autogoverno nei termini ben diversi di popolo sovrano.
Violando il  principio di non discriminazione di fronte alle leggi (che si applicano solo agli amici) semplicemente hanno evitato di rispondere, in violazione al diritto di ricorso e di legalità dei veneti , e Venetie, il partito dei veneti,  non ha  ottenuto alcuna risposta sul loro riconoscimento, una forma di “assimilazione forzata”

La Corte di Cassazione, negando il valore delle Leggi internazionali in contrasto con la Costituzione e una sua stessa sentenza precedente, ha semplicemente dichiarato inammissibile il ricorso.

Venetie sta ora lavorando a livello di Unione Europea e altri organismi internazionali per far valere questi diritti: per la prima volta i veneti sanno fare sistema e difendono i loro diritti concretamente, senza bisogno di una promessa elettorale di scambio.

Se anche tu vuoi che la legge venga applicata subito, presenta con noi il ricorso per discriminazione etnica da parte dello Stato Italiano.

Riunione del Partito ogni primo martedì del mese

Venetie per l’Autogoverno è aperto ai simpatizzanti ogni primo martedì del mese.

In realtà ci troviamo quasi ogni martedì, ma a volte è la riunione del direttivo e degli attivisti del partito.

Il nostro luogo è la  pizzeria ai Leoni, via Rossi 75 – Rubano PD  , ore 20 per la cena, ore 21 per la riunione

Clicca sulla mappa per le indicazioni

Una svolta storica per il popolo veneto – di L.Palmerini

Il 27 settembre 2011 la corte di Cassazione è chiamata a decidere alcune questioni che cambieranno per sempre il rapporto fra stato italiano e minoranze in special modo il rapporto con il popolo veneto.

La questione che la Cassazione è chiamata a decidere è se l’espressione “l’Autogoverno del popolo veneto si realizza ….. ecc..” significa qualcosa oppure nulla. Più precisamente la Cassazione devi riconoscere (o negare) al popolo veneto i diritti che spettano a tutte le nazioni minori, vale a dire il diritto al bilinguismo, a funzionari pubblici che parlino la lingua, a scuole bilingue, a tv e giornali in lingua (veneta), a cartellonistica stradale in lingua. In pratica la Cassazione deve decidere se ai veneti si applica la «Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali» STCE n.157 , che l’Italia ha riconosciuto con L.n.302/1997.

Leggi il resto sul sito di palmerini

Dichiararsi VENETI al censimento 2011

Venetie per l’Autogoverno aderisce alla campagna di comunicazione dell’Autogoverno del Popolo Veneto la quale chiede ai veneti di dichiararsi veneti al prossimo censimento.  E’ fondamentale anche per il riconoscimento dei diritti di nazione minoritaria e l’applicazione della L.n.302/1997 che riconosce legalmente ai veneti il diritto al bilinguismo, anche negli uffici pubblici, cartellonistica stradale bilingue, insomma i diritti di minoranza come il sud-tirolo. Dichiararsi veneti (ossia appartenenti al “popolo veneto” che  lo Stato Italiano ha riconosciuto con legge del 1971), è semplicissimo, segui le istruzioni nell’apposito sito dell’Anagrafe del popolo Veneto.

Scrivi ad amici e parenti di dichiararsi Veneti all’anagrafe e di DICHIARARSI VENETI AL CENSIMENTO nelle casella “cittadinanza e nazionalità”

Scrivi agli amici ed ai parenti via email e social network: LET’S INFORMATION RUN

Non votare i referendum 1 e 2 : ecco perché

Video di Presentazione del Segretario

1- i MONOPOLI SONO VIETATI DALLE NORME EUROPEE

http://www.palmerini.net/blog/2011/06/07/sintesi-sul-referendu-1-perche-non-votarlo/

2- VIENE CANCELLATA SENZA MOTIVO LA PROPRIETA’ PUBBLICA DELLE RETI (punto 5 art.23-bis) (vedi mie risposte date in questa pagina)

3- LE PRIVATIZZAZIONI VERRANNO UGUALMENTE FATTE perché lo prevedono le norme precedenti e le norme Europee e riguardano NON L’ACQUA, MA TUTTI I SERVIZI PUBBLICI (leggi il seguito)

Ecco una sintesi dei motivi di dubbio che dovrebbero INDURRE A NON VOTARE QUESTO REFERENDUM

http://www.palmerini.net/blog/2011/06/07/sintesi-sul-referendu-1-perche-non-votarlo/